Troublers 12
Realists of a larger reality
Bentornat* su "Troublers"!
Troublers è la newsletter di Krisis Publishing sulle politiche della rappresentazione, un miscuglio di teoria, fiction, AI e internet culture che vi invita a vedere il mondo come realmente non è.Con una cadenza che sfida ogni logica, riesumiamo link sepolti nell'oblio e novità che popolano i nostri sogni più turbolenti. Perché la realtà è un concetto troppo stretto per contenere tutto questo caos.
Oggi numero doppio!
True Fiction
FILM WEIRD DEL MESE: Jesus Shows You the Way to the Highway (Miguel Llansó, 2019, qui in full streaming)
Un agente segreto rimane intrappolato in una simulazione virtuale controllata dalla CIA, mentre un virus chiamato Stalin distrugge la realtà. Jesus Shows You the Way to the Highway è cyberpunk dadaista a bassissimo budget: kung-fu, desktop anni ’90, maschere di cartone alla TROMA, complotti digitali e filosofia da meme esoterico.
Per amanti di: David Lynch e Power Rangers, Adult Swim, Hawaiidolphino, TROMA.
Nekojiru-sou (Cat Soup, 2001) è un cortometraggio tratto dai manga di Nekojiru, autrice underground giapponese nota per il suo umorismo nero e le atmosfere surreali. Nyako, una gattina antropomorfa, si ammala gravemente, e uno psicopompo (!) della morte inizia a portarle via l’anima. Nyatta, sua sorella riesce a strapparne metà e parte con la sorella, ormai in stato vegetativo, in un viaggio assurdo e allucinato per recuperare il resto della sua anima.
Per amanti di: massacri kawaii, metamorfosi transfeline, angeli, apocalisse.
Kōji Yamamura + Kafka = A Country Doctor: corpi deformati, spazi impossibili, ordini incomprensibili. Il sound design è magnifico: respiri, rumori, voci e materia sonora trasformano ogni scena in una presenza fisica, ostile, viva.
DINGDOOOOOOOONG! Politics of representation journal
A questo link trovate la versione integrale e senza paywall della recente imperdibile conversazione, per Vice, tra Adam Curtis e Dean Kissick, intitolata How to escape the 21st century. Da Ozzy Osbourne alla ketamina, dal cristianesimo all’amore romantico, dalla ballroom culture al lavoro emotivo, da Facebook all’AI: Curtis e Dean Kissick attraversano cinquant’anni di tecnologie del sé, seguendo la trasformazione dell’individuo da promessa di libertà a performance permanente.
Uno dei temi chiave del testo, ovviamente, è quello delle politiche della rappresentazione, soprattutto in relazione alla tecnologia. Se c’è un vantaggio strategico che l’AI ci può consegnare, sostiene laconico Curtis, è che “Any idea of ‘realism’ is gone”. Il problema è che, nel frattempo, può darsi che ciò che chiamiamo “arte” non sia più in grado di descrivere il modo in cui la maggior parte delle persone vive oggi il mondo, un’esperienza frammentata tra schermi, piattaforme e identità recitate. E se la rappresentazione è in crisi, l’autoespressione ha campo libero. Anzi, “l’autoespressione è il conformismo della nostra epoca”. Il realismo non descrive più nulla e il sé, più che liberarsi, dovrebbe finalmente scomparire: «Tra cent’anni diranno che il nostro conformismo era l’autoespressione»
La domanda finale è la più radicale: «Il sé è mai esistito davvero?». Forse il problema non è più trovare un modo migliore per esprimerlo, ma capire come fuggirne.
— via insta:@friendpilled. Per fortuna che, se l’arte è morta, ci rimangono i meme.
Rimanendo nel solco di questo passaggio, diciamo così, da rappresentazioni di oggetti a computazione di concetti. Operativism è un numero speciale di e-flux journal che prova a riportare la parola “operazione” alla sua dimensione materiale e politica. Si parte da una domanda apparentemente semplice: che cos’è davvero un’operazione? Un bombardamento, una catena logistica, un algoritmo, uno sciopero, una fabbrica, una rete neurale. Negli ultimi anni il termine è stato quasi interamente assorbito dal linguaggio della tecnica, della guerra e dell’automazione. Questo numero, curato da Elena Vogman e Matteo Pasquinelli, prova invece a riportarlo a terra, seguendone le tracce attraverso le avanguardie sovietiche, la cibernetica, il lavoro industriale, le immagini operative di Harun Farocki e le infrastrutture che organizzano il presente. Il risultato è una mappa in cui dietro ogni macchina emerge un’altra macchina: quella sociale.
Chicchetta: trovate qui la versione completa in PDF (via Monoskop) di Propaganda Art di Jonas Stall. Per Staal la propaganda è innanzitutto una «performance del potere»: un insieme di immagini, narrazioni e pratiche che contribuiscono a costruire la realtà stessa. Attraversando un secolo di arte politica, dalle avanguardie rivoluzionarie alla Guerra al Terrore, fino ai movimenti transnazionali e alle organizzazioni senza Stato, il libro mostra come ogni forma di potere produca le proprie estetiche e i propri immaginari. Staal invita a comprenderla come uno dei principali campi di battaglia attraverso cui vengono progettati, contestati e immaginati mondi possibili.
Realizzato nel pieno della Guerra Fredda (1965!) e a lungo censurato dalla BBC, The War Game di Peter Watkins (qui in full streaming) immagina gli effetti di un attacco nucleare sul territorio britannico con un realismo così brutale da risultare quasi insostenibile. Girato come un reportage televisivo, il film segue il progressivo collasso della vita quotidiana: evacuazioni di massa, panico, incendi, carestie, rivolte e avvelenamento da radiazioni trasformano in pochi giorni una tranquilla cittadina inglese in un paesaggio post-apocalittico. Più che una speculazione, The War Game è un esperimento mediatico che porta alle estreme conseguenze le promesse della deterrenza nucleare, mostrando ciò che la retorica strategica tendeva a nascondere: la dimensione concreta della catastrofe, combattuta sui corpi, sulle città e sulle infrastrutture che rendono possibile la vita collettiva.
In The Shoggoth in the Chthulucene, Sabine Wedege usa Lovecraft, Haraway, meme deep-fried, e folklore digitale per leggere l’AI come una nuova infrastruttura esoterica: visibile negli effetti, ma opaca nei processi e nei rapporti di potere che la sostengono. Lo Shoggoth diventa così l’immagine di una tecnologia insieme aliena e intimamente nostra, nutrita da estrazione di dati, capitalismo e desiderio di magia.
Residui di utopia, from soil to sky
Il realismo è finito, dicevamo. E allora vai di immaginario! On Verticality esplora una delle ossessioni fondamentali della modernità: il desiderio umano di elevarsi sopra la superficie terrestre. Il progetto indaga le tecnologie, le immagini e gli immaginari che hanno trasformato la verticalità in una delle grandi ambizioni della nostra specie.
Architettura + Verticalità → Babele. Incredibile: i Babel Image Archives raccolgono tutte le immagini e i libri della celebre biblioteca di Babele.
Invece di combinare lettere e segni di punteggiatura, l’archivio visivo combina 4096 colori all’interno di immagini composte da 416 × 640 pixel. In teoria, contiene quindi ogni immagine che sia mai esistita o che potrebbe esistere in quel formato: ritratti di ogni persona, opere d’arte perdute o ancora non create, fotografie di eventi passati e futuri. Capolavori tipo questo:
Nella sezione testuale, invece, la biblioteca babelica raccoglie tutti i libri possibili (vedi immagine sotto). Il progetto mette in discussione l’idea che le immagini e il linguaggio derivino necessariamente da un’intenzione cosciente. Così come una frase significativa può coincidere perfettamente con una combinazione prodotta meccanicamente, anche ogni immagine del mondo visibile potrebbe essere già contenuta nell’archivio, indipendentemente dal contesto che le attribuisce significato. La realtà visiva viene quindi presentata come una forma di rappresentazione simile al linguaggio, separabile dalle condizioni concrete che sembrano averla generata. Ma, finalmente, senza bias né foundation dataset.









Ecco alcuni scatti di Marco Biancucci che ritraggono il lavoro dei Costruttori di Babele Girolamo Ricci e Luigi Lineri. Le immagini sono parte della nostra prossima release di Marco e Gabriele (Mina) per Krisis Publishing. More to come soon.
Nel 1679 Athanasius Kircher prova a demolire il mito di Babele con i calcoli: una torre capace di raggiungere la Luna esaurirebbe tutti i materiali disponibili sul pianeta e, con il proprio peso, sposterebbe persino il centro di gravità della Terra. Kircher, del resto, era lo stesso visionario che aveva progettato la “statua parlante” collegata a enormi tubi acustici nascosti nei muri, capace di origliare le conversazioni nelle piazze e ripeterle nelle stanze dell’aristocrazia, antenata seicentesca di Alexa ricordata da Kate Crawford e Vladan Joler in Anatomy of an AI System. Ma più Kircher dimostra l’impossibilità della torre, più la sua incisione, una vertiginosa spirale rinascimentale proiettata verso il cielo, continua ad alimentarne il sogno.
— Sopra: El Helicoide de la Roca Tarpeya, a Caracas. Sotto: scatto da MADE GROUND.
MADE GROUND raccoglie e racconta l’intervento site-specific delle artiste Shona Kitchen e Aly Ogasian, che nel 2019 hanno compiuto due viaggi sulla Spoil Island, un’isola artificiale nella Mosquito Lagoon, all’interno dei confini del Kennedy Space Center della NASA e del Merritt Island National Wildlife Refuge in Florida. Quest’isola – effimera e mutevole – esiste in una zona liminale tra zone umide e asciutte, tra il pubblico e il privato, il terrestre e l’acquatico, ciò che è naturale e artificiale.
Kitchen e Ogasian hanno abitato ed esplorato l’isola adottando una filosofia “leave no trace”; hanno raccolto campioni di terreno e della vegetazione, documentato il suo paesaggio e la sua ecologia e composto un gigantesco archivio visivo. Muovendosi a cavallo tra immaginari sci-fi, tecnologia per la terraformazione, architetture temporanee e di sopravvivenza, il progetto esplora modelli alternativi per ripensare la presenza umana all’interno delle delle zone marginali della Terra — modelli basati sulla mobilità, l’impermanenza e una compresenza fondata sulla simbiosi, invece che sullo sfruttamento.
— Shona Kitchen e Aly Ogasian, Made Ground, Krisis Publishing, 2026
Per trasformare questo archivio di immagini non strutturato in una narrazione visiva, oltre al libro uscito da qualche settimana su Krisis Publishing, la graphic designer Ji Kim e il programmatore David Kim hanno realizzato un archivio web che riproduce il tempo trascorso dalle artiste sull’isola.
— Shona Kitchen e Aly Ogasian, Made Ground, Krisis Publishing, 2026
BREEEAAAAK DIN DON DIN DON DIN DON
Facciamoci una pausa con una piccola réclame musicale.
Quei mattacchioni di Arte Tetra pubblicheranno l’ultima fatica di quel mattacchione di Charlie Thall. Trovate le prime due tracce audio del disco, Telelogue, sul loro Bandcamp. E poi, dal 29 luglio, la release AV sarà disponibile in cassetta e in digitale.
Per darvi un’idea del mondo di Charlie Tall, ecco un suo lavoro precedente.
— Charlie Thall, Dog Day, 2024.
ANGELI #02 - Angeli, Clippy e le epifanie
Proseguiamo il nostro viaggio nelle schiere angeliche con l’Archetipo di Clippy, Alexa, e più in generale uno degli Archetipi più cari all’industria della Silicon Valley tutta: l’Angelo Custode...
— Lorem, Angles #002 | Figure Angeliche di Guida e Custodia (2026)
Dopo l’angelo-archivio, lo scriba celeste trasformato in database e dispositivo di sorveglianza, viene l’angelo-guida: non più colui che registra il mondo, ma colui che ci accompagna attraverso di esso. Oggi questa figura non appare necessariamente come creatura alata, ma come app, voce, come tutorial, bot, GPS, assistente domestico, avatar, mascotte.
Un assistente virtuale nostalgico si presenta come guida, compagno e presenza premurosa, ma trasforma progressivamente la cura in sorveglianza e l’intimità in controllo. Vi ricorda qualcosa? Certo, KinitoPET! Come un angelo digitale degenerato, Kinito promette di accompagnare l’utente, conoscerlo e proteggerlo, finendo però per invadere il suo spazio e reclamare la sua attenzione assoluta.
E se parliamo di angeli e guide, in Troublers, abbiamo finalmente l’occasione di parlare di AlanTutorial, uno dei canali più inquietanti del web, un “angelo” che ci insegna a muoverci nello swamp di questa sporca vita. È un progetto di Alan Resnick, artista/filmmaker/performer legato anche a cose mattissime su Adult Swim come Unedited Footage of a Bear e This House Has People in It. Il canale nasce come una serie di tutorial assurdi, apparentemente innocui e fatti male: “come prendere una sedia blu”, “come mangiare patatine”, “come trovare il legno”, ecc. Però lentamente si capisce che qualcosa non va: il personaggio di Alan sembra solo, fragile, forse intrappolato, forse manipolato, e i tutorial diventano sempre più disturbanti. Fino ad arrivre a questi esempi…
In Allures, di Jordan Belson (1961), l’angelo è invece una funzione della visione. Una guida di pura luce. Appare come intensità, orientamento e passaggio fra stati della materia e della coscienza, e ci accompagna dalla materia allo spirito, con “un’esperienza celestiale e sacra, evocate da semplici forme astratte”.
Ma l’angelo-guida non va cercato solo negli assistenti digitali, nei tutorial o nei companion software. La sua forma più potente, nel weird, è spesso l’epifania: una presenza fragile e luminosa che appare quando il mondo è già corrotto. Un uovo custodito in una città morta, un fascio di luce cosmica, una voce che galleggia nella nebbia, una bambina con denti di ghiaccio. L’angelo non spiega. Non accompagna sempre. A volte si limita ad apparire; e quell’apparizione basta a rendere il buio attraversabile.
Il lavoro di Kenneth Anger, ad esempio, è costellato di queste figure, che assumono la forma di epifanie pagane e magiche, talvolta demoniache. In Lucifer Rising, l’angelo custode non protegge il mondo… lo inaugura. Lucifero non è il demonio, ma il portatore di luce convocato da divinità antiche per annunciare una nuova era. Il film stesso funziona come un rituale in cui immagini, corpi, rovine e simboli cercano di evocarne la venuta.
Pierrot appartiene a una tradizione in cui il clown bianco è una creatura liminale, androgina, spettrale e talvolta cristologica o angelicizzata. In Rabbit’s Moon, questa creatura non discende dal cielo per portare un messaggio: guarda invece verso l’alto, cercando di entrare in contatto con una luce che non risponde. Continua a rivolgere segnali alla Luna, ma non sa più se debba guidare qualcuno o se sia lui ad attendere una guida.
— Lorem, Angles #007 | Figure Angeliche di Guida e Custodia (2026)
Un angelo custode difettoso è il protagonista di Angle#07 (2026) del nostro Lorem. La videoinstallazione per 4 schermi è il quinto lavoro presentato alla Metronom Gallery di Modena all’interno del programma Theory&Practice: The Italian New Wave, settima edizione di Digital Video Wall (DVW). Il programma è curato da Emanuele Amighetti.
Dell’AMBIENT RAVE
Come sapete, da tempo collaboriamo con A.R.X. (Ambient Rave eXperience), con cui abbiamo già pubblicato due release in vinile e con cui stiamo preparando nuovi progetti. Nel frattempo, A.R.X. sta provando a formalizzare alcune delle idee nate attorno al concetto di Ambient Rave. Vi avevamo già parlato del primo testo di F.P.; ora la ricerca prosegue su Hyper—local con due nuovi contributi.
- A.R.X. n 5 at Bim, foto di Aria Ruffini
The river has changed 1°degree—Specters of Rave, Morphology of the Soundsystem di 377O73-QÂF, è una piccola fiction speculativa: l’Ambient Rave diventa un ecosistema sonoro allucinatorio, attraversato da soundsystem decentrati, stati alterati, corpi promiscui e zone temporaneamente autonome. Non più la monumentalità del muro di casse o la progressione lineare del beat, ma una musica liquida, diffusa, priva di un centro stabile, che crea le condizioni affinché qualcosa accada. L’esperienza condivisa diventa esperienza trasformativa, e attivatrice: «The sound does not say anything; it modifies slowly».
- Illustrazione di Broshuda x The river has changed 1°degree—Specters of Rave, Morphology of the Soundsystem
In Bodies May Be Arranged, Vitaly Weber parte dai ricordi dell’infanzia, dall’architettura dei club e dalle esperienze di A.R.X. per pensare luce e suono come agenti capaci di organizzare lo spazio, orientare l’attenzione e disporre i corpi. «Light asserted control over perception, shaping experience while remaining untouchable»: il fascio luminoso si separa progressivamente dalla macchina che lo produce e assume la consistenza di una presenza autonoma, sospesa tra infrastruttura tecnica ed epifania metafisica.
Link dal grande Swamp
Topic del mese: cake or fake + stato sociale + barzellette da filosofi
Ah! DJ Shadow ha recentemente recuperato e riparato la MPC-60 che ha usato per produrre il seminale Endtroducing, interamente realizzato ricampionando campioni provenienti da altri dischi. Chissa cosa ci cucinerà..
FINE.






















